(ph. paini — alghero 2021)

Le domande sincere portano verso territori sconosciuti e inesplorati.

Le altre sono finte, appassiscono subito e ti fanno rimanere seduto.

Le risposte finte fanno rimanere seduti. E appagati.

E poi ci sono quelle che ci fanno alzare e correre.

Per cercare nuove domande sincere.

La terra viaggia intorno al sole a 30 km/s.

La terra è un’enorme domanda e un’enorme risposta.

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white noise

Salerno, 18–10–2021

Il rumore del mare contiene tutte le melodie del mondo, tutte le nostre storie e tutti i nostri sentimenti.
C’è tutto.

Se solo fossimo capaci di comprendere l’immensità del messaggio della Natura.

Guardiamo un paesaggio ma vediamo, quando va bene, dei colori meravigliosi.
Ma che cosa avviene dopo la meraviglia? E poi questa meraviglia è sincera o automatica?
Riusciamo a farci realmente investire da questa ondata di totalità?
Guardiamo ma non sappiamo (più) osservare con tutto di noi.
L’immagine raramente va oltre gli occhi. E questo avviene anche con il suono e con le altre sensazioni, il tatto, l’olfatto, il gusto.

Sono tutte informazioni parziali di un tutto di cui non sappiamo nulla, se siamo abbastanza sinceri da ammetterlo.
Proprio nulla.

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Ti ho rincorsa

Ma ti ho lasciata andare

Ormai era notte.

Poi mi son girato come dire ok.

Ma tu sei tornata

Mi hai bisbigliato qualcosa all’orecchio

E… un attimo dopo non c’eri più.

Ti ho toccata appena

Ma tu ti sei divincolata.

Poi mi hai toccato tu,

Con quel modo tutto tuo,

Discreto e doloroso.

E te ne sei di nuovo andata.

[da “Zanzara io ti ucciderò”,
tratto da una storia vera]

ps. Zzz

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Questa cultura moderna, così moderna, è la cultura della vita per sempre, della volontà di dimenticare la morte, della non accettazione della malattia, della fuga da ogni forma di sofferenza e da ogni forma di ricordo di ciò che avremmo potuto essere.

Abbiamo la pretesa di una giovinezza forzata, dove tutto rimane così com’è.
In queste condizioni nulla, in fondo, può evolvere. Tutto è fermo, incatenato ad un eterno presente statico, al tempo che ci fa più comodo.

In tutto l’universo siamo l’unica società che non vuole crescere, che non vuole davvero trasformarsi, non vuole morire, se non suicida.

Vogliamo proteggersi dai virus, e questo è sacrosanto, ma non indaghiamo il perché ci ammaliamo, non vediamo le motivazioni interne della malattia.
Ad ogni disagio reagiamo con una medicina che blocca il dolore ma non interviene sulla causa.

E’ una società moderna e io mi sento sempre più all’antica.

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Suonatore di sitar con manico un po’ troppo lungo e così va a finire che certe note non riesce a suonarle. Ma non servono sempre sempre per fortuna. Comunque ci sono delle volte in cui sa (sente) che quelle certe note vanno proprio fatte, e allora si inclina (inchina) con tutto il corpo fino a raggiungerle. Così, in quella posizione, la nota ha un altro gusto. E’ la stessa nota ma ha in sè qualcosa di diverso o di speciale. Forse un paio di armoniche in più, che sono le frequenze dell’inchino e dell’attenzione. Chi lo sa…

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